giovedì 29 maggio 2008

Anziani, un'attenzione particolare a tavola

Le persone intorno ai 70 anni o più hanno particolari esigenze alimentari e non è consigliabile che mantengano lo stesso regime alimentare che hanno avuto nel corso degli anni. Per questo i ricercatori della Tufts University hanno rinnovato la piramide alimentare per le persone anziane, sottolineando l'importanza di alcuni alimenti e di alcune abitudini. È necessario, ad esempio, un minore apporto calorico sia a causa di una minore attività fisica praticata sia a causa di un metabolismo rallentato. Questo però non significa che debbano mancare alcuni nutrienti. Queste sono le categorie di alimenti che gli anziani devono prediligere: cereali integrali e non raffinati, frutta intera e verdura per garantire il giusto apporto di fibre, frutta di colore scuro e verdura di vari colori per il corretto apporto di vitamine e sali minerali, latticini magri, proteine possibilmente vegetali o, se animali, derivate da pesce e carni bianche, olio di oliva. Predisporre riserve cotte in precedenza e poi congelate favorisce la corretta alimentazione facilitando agli anziani la preparazione del pasto. Inoltre, con l'età la sensazione di sete si affievolisce e non rappresenta più un corretto segnale dello stato di idratazione del corpo. È quindi importante ingerire alimenti ricchi in acqua e bere spesso anche se non se ne sente il desiderio. Calcio e alcune vitamine come le vitamine B12 e la vitamina D sono scarse nelle persone anziane e devono essere reintegrate con supporti anche non alimentari. Infine è sempre fondamentale mantenere un certo livello di esercizio fisico: passeggiare, fare i lavori di casa o curarsi del giardino. Una regolare attività fisica riduce il rischio di malattie croniche e cardiovascolari e soprattutto previene l'aumento di peso. Una corretta alimentazione, buone abitudini e ottima compagnia permettono di essere, sì anziani, ma anche sufficientemente in forma.

Una dieta ricca di antiossidanti: preziosi alleati della salute del cuore

I cibi ricchi di flavonoidi aiutano a proteggersi da infarto, problemi cardiovascolari e ictus. E’ quanto hanno osservato i ricercatori dell’azienda Exponent che hanno analizzato il collegamento tra l’assunzione di cibi ricchi di flavonoidi – sostanze antiossidanti contenute in gran quantità soprattutto nell’uva rossa, nel vino, nel cioccolato fondente, e in frutti come mele, pere e pompelmi – e il rischio cardiovascolare in un periodo lungo sedici anni.I ricercatori americani hanno utilizzato tre database del Ministero dell’Agricoltura statunitense per calcolare la quantità di flavonoidi contenuta in alcuni alimenti e hanno incrociato questi dati con quelli relativi alla dieta abituale di 34.489 donne in post menopausa che avevano partecipato a Women's Health Study nell’Iowa. Questi sono stati i risultati: tre sottoclassi dei flavonoidi – le antocianidine, flavanoni, flavoni – sarebbero collegate ad una significativa riduzione del rischio cardiaco, in particolare a una riduzione del 10% del rischio per le antocianidine e del 22% per i flavononi. Pamela J. Mink, responsabile della ricerca, ha spiegato sull’American Journal of Clinical Nutrition che alcuni specifici alimenti erano collegabili con una precisa azione benefica: ad esempio, mele, pere e vino rosso abbasserebbero il rischio di disturbi cardiovascolari e problemi alle coronarie; il pompelmo proteggerebbe la salute delle arterie coronarie e le fragole e il cioccolato sarebbe collegato ad un generale abbassamento del rischio cardiovascolare.I flavonidi sono noti per la loro azione antiossidante, che riduce le infiammazioni, i livelli di densità di lipoproteine e di colesterolo cattivo. Gli antiossidanti sono spesso indagati dalle ricerche scientifiche per i loro effetti benefici. A dimostrazione dell’importanza della scelta di assumere regolarmente alimenti salutari e ricchi di antiossidanti arriva dalla Rutgers University di Piscataway, nel New Jersey, una nuova ricerca in tal senso. Gli scienziati coordinati da Bandaru Reddy hanno, infatti, osservato la capacità dello pterostilbene, antiossidante contenuto in abbondanza nei mirtilli, nel ridurre il cancro al colon-retto. Gli studiosi hanno somministrato 40mg di pterostilbene ad alcuni topi con tumore al colon-retto e hanno comparato i suoi effetti con topi di controllo. Al termine dello studio i nove animali che avevano ricevuto gli integratori di pterostilbene mostravano una riduzione del 57% di formazioni pre-cancerose rispetto ai topi che avevano seguito solo una normale dieta. Sembra che il pterostilbene sia in grado anche di bloccare la crescita e la replicazione cellulare nel colon e inibisce l’azione di alcuni geni coinvolti nell’infiammazione.

Brusco cambiamento di rotta sugli antiossidanti

La notizia. Integrare la normale dieta con supplementi di vitamina A, E, C, di betacarotene e di selenio al fine di prevenire alcune forme tumorali, l’invecchiamento e la comparsa di malattie neurodegenerative potrebbe non essere così salutare come si è pensato sino ad oggi. Un gruppo di ricercatori danesi ha condotto una metanalisi su 68 studi clinici randomizzati relativi ad interventi di prevenzione primaria e secondaria riguardanti gli antiossidanti e ha verificato il tasso di mortalità registrato in questi trial; il campione analizzato ha incluso circa 230 mila individui. La revisione è stata pubblicata sull'ultimo numero del Journal of the American Medical Association.La revisione. Secondo i dati ottenuti dalla metanalisi non vi sarebbero evidenze scientifiche a conferma del fatto che un’integrazione di vitamina C aumenti la longevità né che abbia effetti negativi sull’organismo; anche l’assunzione di selenio sembra non portare alcun effetto. Al contrario, l’integrazione di vitamine A ed E sembra legata ad un aumento del rischio di mortalità all'interno del campione considerato. Quella dei ricercatori danesi è una delle prime revisioni pubblicate sugli antiossidanti che si pone fuori dal coro. Oggi una quota tra il 10 e il 20 per cento della popolazione adulta nei paesi sviluppati fa uso di integratori; per il proverbiale gioco del "nasce prima l’uovo o la gallina" è difficile dire se il grande numero di lavori scientifici pubblicati negli ultimi anni sull’argomento abbia creato il mercato degli integratori o se, viceversa, la possibilità di un florido mercato in continua espansione abbia determinato la necessità di verificare anche scientificamente l’utilità dei supplementi alimentari. Sta di fatto che, come si legge nell’articolo originale, dei numerosi studi pubblicati sull’argomento molti supportano la tesi secondo cui, come strategia preventiva, sia una buona abitudine usare gli integratori (ma non abusarne); tuttavia la maggior parte di questi studi non ha una metodologia adeguata. A questo si deve aggiungere che vi sono numerosi trial che vengono interrotti o lavori conclusi ma non pubblicati perché si sono ottenuti dei risultati negativi. La metanalisi condotta non chiarisce quali siano i motivi per cui l’assunzione di integratori aumenterebbe il rischio di mortalità, stimato intorno al cinque per cento, sul campione considerato. Si avanza l’ipotesi che eliminando i radicali liberi dall’organismo si interferisca con alcuni meccanismi cellulari di difesa come l’apoptosi, la fagocitosi e la detossificazione.
Bibliografia. Bjelakovic G et al. Mortality in randomized trials of antioxidant supplements for primary and secondary prevention. JAMA 2007;297:842-57.

Antidepressivi e rischio di suicidio: nuove avvertenze e precauzioni d'uso

L’Agenzia Italiana del Farmaco, con Determinazione del 9 luglio 2007, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 163 del 16 luglio 2007, impone la modifica dei foglietti illustrativi degli antidepressivi a causa dell’aumento del rischio di comportamento suicidario nelle fasi iniziali della terapia e nei pazienti di età inferiore ai 25 anni.
La depressione e' associata ad aumentato rischio di pensieri suicidari, autolesionismo e suicidio (suicidio/eventi correlati). Tale rischio persiste fino a che si verifichi una remissione significativa. Poiche' possono non verificarsi miglioramenti durante le prime settimane di trattamento o in quelle immediatamente successive, i pazienti devono essere attentamente controllati fino ad avvenuto miglioramento. E' esperienza clinica in generale che il rischio di suicidio puo' aumentare nelle prime fasi del miglioramento.Altre patologie psichiatriche per le quali un antidepressivo e' prescritto possono anche essere associate ad un aumentato rischio di comportamento suicidario. Inoltre, queste patologie possono essere associate al disturbo depressivo maggiore. Quando si trattano pazienti con disturbi depressivi maggiori si devono, pertanto, osservare le stesse precauzioni seguite durante il trattamento di pazienti con altre patologie psichiatriche.Pazienti con anamnesi positiva per comportamento o pensieri suicidari, o che manifestano un grado significativo di ideazione suicidaria prima dell'inizio del trattamento, sono a rischio maggiore di ideazione suicidaria o di tentativi di suicidio, e devono essere attentamente controllati durante il trattamento. Una metanalisi degli studi clinici condotti con farmaci antidepressivi in confronto con placebo nella terapia di disturbi psichiatrici, ha mostrato un aumento del rischio di comportamento suicidario nella fascia di eta'inferiore a 25 anni dei pazienti trattati con antidepressivi rispetto al placebo.La terapia farmacologia con antidepressivi deve essere sempre associata ad una stretta sorveglianza dei pazienti, in particolare di quelli ad alto rischio, specialmente nelle fasi iniziali del trattamento e dopo cambiamenti di dose. I pazienti (o chi si prende cura di loro) dovrebbero essere avvertiti della necessita' di monitorare e di riportare immediatamente al proprio medico curante qualsiasi peggioramento del quadro clinico, l'insorgenza di comportamento o pensieri suicidari o di cambiamenti comportamentali.Gli antidepressivi interessati sono: ademetionina amitriptilina, dosulepina, desipramina, imipramina, iperico, maprotilina, mianserina, mirtazapina, nortriptilina, oxitriptano, reboxetina, tranilcipromina, trazodone, trimipramina,citalopram, fluoxetina, fluvoxamina, paroxetina, sertralina e venlafaxina

Rischio di gravi infezioni e di tumori con gli anticorpi anti-TNF

Secondo una metanalisi l'uso degli anticorpi anti-TNF risulterebbe associato al rischio di gravi infezioni e di tumori.
Esistono evidenze di un aumento del rischio di infezioni gravi e di tumori dose-dipendente in pazienti affetti da artrite reumatoide trattati con anticorpi anti-TNF (Tumor Necrosis Factor). L’uso di metanalisi che raccolgono dati relativi ad eventi avversi rilevati nel corso dei trial clinici randomizzati e controllati è un utile strumento per valutare i potenziali rischi delle terapie farmacologiche.Il Tumor necrosis factor (TNF) svolge un ruolo fondamentale nei processi di difesa dell’organismo da agenti esterni e nel controllo della crescita tumorale. Pertanto, le terapie con anticorpi anti-TNF possono aumentare il rischio di gravi infezioni e tumori.
Una recente metanalisi ha valutato l’effetto delle terapie con anti-TNF sull’aumento del rischio di gravi infezioni e di tumori in pazienti con artrite reumatoide. Lo studio ha preso in considerazione tutti gli eventi avversi rilevati nei diversi trial clinici randomizzati su infliximab e adalimumab, della durata di almeno 12 settimane, condotti in pazienti con artrite reumatoide. Complessivamente, i pazienti trattati con gli anticorpi anti-TNF sono stati 3493 vs 1512 randomizzati a placebo.
I risultati hanno evidenziato che, nel caso dei tumori, l’odds ratio aggregata per i trattati con uno dei due farmaci era di 3,3 (IC 95%, 1,2-9,1), mentre quella per le infezioni gravi era di 2,0 (IC 95%, 1,3-3,1), intendendo per infezioni gravi quelle che hanno richiesto una terapia antimicrobica o l’ospedalizzazione del paziente.
E’ stato osservato che l’incidenza dei tumori era significativamente maggiore nella popolazione trattata con le dosi maggiori di anti-TNF.
Fonte:Bongartz T et al. Anti-TNF antibody therapy in rheumatoid arthritis and the risk of serious infections and malignancies: systematic review and meta-analysis of rare harmful effects in randomized controlled trials. JAMA 2006; 295: 2275-85.

È un anticolesterolo il farmaco più innovativo del 2006

Il tradizionale «Premio Galeno Italia 2006 per il farmaco innovativo» è stato assegnato alla combinazione molecolare ezetimibe/simvastatina, che sta raccogliendo successi in tutto il mondo nella lotta al colesterolo LDL.L'innovazione del farmaco consiste nel fatto che una sola compressa agisce contemporaneamente su entrambe le fonti principali di colesterolo, la sintesi epatica e l'assorbimento intestinale.«Alla luce delle evidenze cliniche e sperimentali», ha spiegato il professor Alberto Corsini, ordinario di farmacologia del dipartimento di scienze farmacologiche dell'università di Milano, «la combinazione di farmaci con meccanismi complementari, ovvero la doppia inibizione, rappresenta l'approccio terapeutico innovativo e ottimale per il controllo dell'ipercolesterolemia in pazienti ad alto rischio vascolare».Il numero di queste persone, potenziali vittime di attacchi cardiaci, oggi in Italia equivale al 57% degli uomini e al 58% delle donne, che possiedono valori di colesterolemia superiori ai 200 mg/dL. La percentuale, poi, sale rispettivamente al 66% e al 63% dopo i 65 anni.Ci si aspetta che il successo del farmaco nei riguardi dell'ipercolesterolemia determini quindi anche benefici nella prevenzione della malattia cardiovascolare, che rappresenta una delle principali cause di morte per malattia nel mondo occidentale.

L’antibiotico-resistenza

Il fenomeno dell'antibiotico resistenza rappresenta una delle emergenze di Sanità Pubblica del 21° secolo; ad esso strettamente connesso è il numero crescente di infezioni nosocomiali causate da batteri con resistenze multiple.

Gli agenti eziologici più frequentemente responsabili di tali infezioni sono: Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA), enterococco vancomicina-resistente (VRE), ed Escherichia coli e Pseudomonas aeruginosa multiresistente. Negli ultimi anni i batteri gram-negativi, particolarmente P. aeruginosa, A. baumannii ed enterobatteri che producono β lattamasi a spettro allargato (ESBL) sono emersi quali importanti patogeni nosocomiali associati a significativa morbilità e mortalità.

La colonizzazione e l'infezione (difficile da distinguersi sul piano clinico) con ceppi resistenti appartenenti a tali specie sono favorite dalla prolungata ospedalizzazione, dal crescente uso di dispositivi meccanici quali la ventilazione assistita e dalla somministrazione di antibiotici a largo spettro.
Più nel dettaglio, durante il periodo 1990-1996 i tre principali patogeni gram positivi ( S. aureus, stafilococchi coagulasi-negativi ed enterococchi) sono stati responsabili del 34% delle infezioni nosocomiali, e i quattro principali patogeni gram negativi ( E. Coli, P. aeruginosa, Enterobacter spp., K. Pneumonite) del 32%.

Del tutto recentemente (dicembre 2004) sono stati presentati i risultati dello studio multicentrico coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità relativo ad una rilevazione delle infezioni ospedaliere in nosocomi italiani nell'anno 2003. La percentuale di tali infezioni varia da 5 a 10%; la maggior parte di esse sono polmoniti ed infezioni urinarie causate da E. coli, S. aureus, P. aeruginosa. Per quanto concerne la percentuale di MRSA è più alta nelle regioni centro-settentrionali dell'Italia, nei soggetti con età maggiore di 65 anni, negli ospedali con più di 900 posti letto e nei reparti di terapia intensiva e chirurgia. Inoltre si registra una grande variabilità nella frequenza di MRSA identificati nei diversi ospedali e anche nei diversi reparti: ad esempio in terapia intensiva e chirurgia la frequenza di MRSA sfiora il 60%.

È ormai un dato accertato che un'importante causa di insorgenza di infezioni nosocomiali risiede nell' uso “eccessivo” di antibiotici. L'estrema variabilità dell'antibioticoresistenza sul territorio mostra l'assoluta necessità di personalizzare la terapia sulla base di dati certi riferiti all'agente patogeno e alle caratteristiche dell'ospite.


L' uso prudente degli antibiotici che viene da più parti e da prestigiose istituzioni nazionali ed internazionali invocato come un'efficace mezzo di contenimento del fenomeno delle resistenze può essere perseguito attraverso varie modalità che vanno dalle politiche di contenimento/restrizione, adesione a linee guida, formulari ospedalieri ed extra-ospedalieri e più recentemente, l'impiego delle tecnologie intelligenti che si avvalgono di sistemi esperti per fornire un ausilio sulla scelta della terapia antibiotica.